1800

Pubblicato: luglio 8, 2011 in Lavoro
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Ebbene si, anch’io faccio parte dell’Italia peggiore. Anzi io sono ancora peggio perché sono un somministrato in missione all’INPS (ente pubblico) e quindi, seguendo i canoni odierni,  faccio parte dell’Italia peggiore che non fa un cazzo. O meglio, facevo parte. Perché purtroppo ora sono disoccupato e di quel lavoro mi rimane giusto il TFR che incredibilmente non ho ancora speso.
SIAMO IN 1800. La lotta per riavere il nostro posto di lavoro non si ferma: molti ci credono ancora; altri si sono rassegnati. Io mi colloco in mezzo a tutti loro. Dopo essere stato lasciato a casa, se mi volto le spalle vedo un anno di professionalità sprecata, troppi contratti firmati, tante relazioni personali interrotte e soprattutto tanto spreco di denaro sia all’interno che all’esterno dell’ente. Denaro che avrebbe potuto tranquillamente far lavorare il doppio delle persone per il triplo del tempo. Onestamente sperare è veramente mortificante. Però certi compagni non mollano, da tutta Italia vanno a Roma e manifestano anche per me che barcollo nell’incertezza. Un grazie a tutti i loro è doveroso.

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Finalmente il BuBook!!

Pubblicato: luglio 8, 2011 in Lavoro

Dopo anni e anni di delusioni e centinaia di promesse non mantenute, finalmente il cyberspazio offre ai suoi navigatori l’evento che rivoluzionerà la vita dei più incalliti smanettoni digitali: il BuBook. Ovviamente già sento l’eco delle vostre risate, ma la realtà è che mi serviva un incipit osceno e auto-celebrativo per rompere il ghiaccio e riuscire finalmente a mettermi in gioco. Perché alla fine un blog serve a raccontarsi e ad esprimersi senza paura del giudizio di chi legge, di chi critica, o di chi sbuffa e trova giustamente più interessante farsi un giro su pornhub. Non sono uno scrittore, non lo diventerò mai e non ho nessuna pretesa di produrre chissà quale capolavoro stilistico-filosofico o chissà quale articolo da premio Pulitzer. Voglio solo dire chi sono senza nessuna barriera mentale. Voglio incazzarmi, voglio commuovermi, voglio raccontare cosa mi piace e cosa non mi piace. Insomma, il Bubook serve a me! Se sarete così curiosi da leggerlo, ne sarò felice, altrimenti porterò comunque avanti questa mia solitaria indipendenza.Vorrei chiudere ringraziando chi mi ha aiutato, materialmente e concettualmente, a partorire questa idea. Tranquillo, non farò il tuo nome ed eviterò quindi di esporti al pubblico ludibrio. Un giorno, magari, ti offrirò un negroni.